lunedì 16 aprile 2012

oci ciornie



arriva un giorno in cui ti accorgi che devi lasciarla andare.
che quella bambina ferita e impaurita che hai conservato dentro di te non sei tu.
tu sei una donna. forse impaurita, forse ferita, ma una donna e non una bambina.
non è facile lasciarla andare perchè la tenerezza che provi per lei è infinita. perchè avresti voluto proteggerla e invece non è andata così.
ma proteggerla e coccolarla dentro di te per così tanti anni non è servito a niente.
devi dire addio ai suoi occhi scuri che ti chiedono aiuto. sederti vicino a lei e spiegarle piano che è giunto il momento di andare.
non sarà facile.
non sarà facile.
ma forse è possibile.
e di certo è giusto.

venerdì 9 marzo 2012

zucchine



le giornate di sole mi rendono felice.
sono un italiano medio, per niente cittadina del mondo.
o meglio, ho viaggiato un bel po' finchè le finanze me lo hanno consentito, ma questo è il mio posto.
non vivrei altrove.
e non mi importa che altrove tutto funzioni meglio, che ci siano molte più possibilità e si possa dare un futuro ai propri figli. qualunque esso sia, il futuro mia figlia lo guarderà con la finestra aperta per 9 mesi all'anno.
e non mi importa che le persone siano più civili e gli autobus arrivino puntuali.
perchè anche quando, come oggi, aspetto l'autobus per mezz'ora e salgo incazzata, poi sale con fatica una signora molto vecchia, molto sovrappeso e molto romana che per rimproverare l'autista gli dice con fare ammiccante "aoh, si ero più ggiovane me potevi veni' a pijà direttamente c'a maghina!".
e allora rido di cuore ad alta voce e scendo contenta al mercato per comprare le zucchine non di serra, che qui sono già arrivate. quelle romanesche intendo, non quella roba semosa dal sapore indefinito con la buccia liscia.

giovedì 8 marzo 2012

bilanci






rumore di piedini che corrono sul parquet nella stanza buia.
piccole mani che cercano il mio collo per un abbraccio.
riccioli biondi che dicono con voce assonnata ed eccitata "Buon compleanno mamma del mio cuore!".
questo per me è un felice compleanno. spero continui così fino a stasera.
e mi accorgo che non penso più agli anni che passano con angoscia. perchè quelli che vivo sono pieni.
pieni anche di momenti difficili. ma credo che valga la pena di viverli.
lo ho capito un po' tardi forse, però questo mi è dato e non voglio sprecarlo ancora.
mi sembra già una grande fortuna.

venerdì 20 gennaio 2012

frammenti di lei



"mamma, quando entri nella stanza all'improvviso e ci guardiamo è come se ci innamorassimo per la prima volta".


"quando le persone vanno in prigione ci rimangono per sempre?"
"dipende da quanto è grave la cosa che hanno fatto. se è davvero molto grave sì, ci rimangono per sempre"
"per esempio qual'è una cosa grave?"
"per esempio uccidere un'altra persona"
"allora mamma, per favore, non uccidere nessuno, che io non voglio stare per sempre senza di te!"


"guarda quant'è brutta questa bambola! è davvero bruttissima, non ho mai visto una bambola con la faccia così brutta"
"fammela vedere... no, secondo me non è brutta"
"ma come no? ma non la vedi?"
"tu sbagli a dire così, mamma, perchè tutti avrebbero diritto a sentirsi dire che sono belli".


"mamma, sei bella"
"tu sei bella"
"no, io no"
"come puoi dirlo? ma se le persone ti fermano per strada per dirti quando sei bella?!"
"sì, lo so, ma io non mi ci sento"


"ma anche i bambini muoiono?"
"sì"
"allora perchè nasciamo se poi dobbiamo morire?"
"per vivere. perchè vivere è bellissimo!"
"sì, ma morire è brutto"


"mamma, se tu ti rendessi conto di quanto sei bella, ogni tanto ti vestiresti da femmina".


"quando tu eri piccola, nonno camminava dritto?"


mercoledì 21 dicembre 2011

carne e ossa

me


voglio scrivere di donne.
quelle vere, quelle che incontro e incrocio tutti i giorni.
quelle che posso guardare in faccia mentre mi parlano e far vibrare i miei sei o sette sensi per capire il messaggio.
di donne nel web no. di donne in piazza no. di donne e politiche al femminile no.
intorno a me ci sono molte donne degne di nota. normalissime e speciali. ognuna con il suo valore aggiunto.
sul lavoro e qui nel web invece ho ritrovato sempre le stesse dinamiche del femminile che odio. per molti anni, quando il mio tempo si esauriva tutto nel lavoro, ho preferito i rapporti con gli uomini, perchè quelle dinamiche non mi sono mai piaciute.
a pensarci bene anche a scuola era lo stesso. all'università meno.
chissà perchè. non sono ancora arrivata a questo punto dell'analisi.

oggi mi è successa una cosa bella. una cosa che mi ha dato una enorme carica positiva. una cosa che parla di donne.

alla cuola materna frequentata da mia figlia c'è quello che verrebbe definito "un ambiente misto".
viviamo a Garbatella, una zona di roma che nasce, e per molti anni cresce, decisamente popolare. poi al popolare si aggiungono diversi strati. dai compagni convinti agli artisti radical-chic, per finire, ultimamente, con le banali famiglie senza connotazioni particolari. come noi.
in classe puoi trovare il figlio di un dirigente Telecom, il figlio del macellaio e il bambino dei Lotti che convive con tre generazioni di famiglia stipate nella stessa minuscola casa.
l'integrazione non è sempre facile e purtroppo è successo più di una volta, proprio nella nostra classe, che un bambino con un disagio dichiarato e con insegnante di sostegno sia stato oggetto di campagne discriminatorie da parte di mamme troppo zelanti di figli che forse, e sottolineo forse, avevano preso qualche spinta in più.
giusto per capire il clima, racconto che lo scorso anno i genitori del bimbo con disagio avevano organizzato una festa di compleanno e invitato tutta la classe. non è andato nessuno. neanche uno. (noi non c'eravamo ancora, eravamo in lista d'attesa per rientrare fra gli ammessi).
inutile dire che la madre non ha mai salutato nessuno di noi genitori.
la mamma è una donna semplice, che fatica ad utilizzare la lingua italiana correttamente, che vive in una famiglia molto disagiata. e soprattutto che a 30 anni ha quattro figli fra gli 8 e i 2 anni.
premetto che io sono una di quelle che ispirano le persone, meglio ancora se perfette sconosciute, al racconto di tutta la loro vita, meglio ancora se condito da segreti scabrosi e inconfessabili.
premetto anche che ultimamente i rapporti fra questo bimbo e le femmine della classe, almeno loro, è molto migliorato.
fatto sta che stamattina questa donna, che non mia aveva mai neanche risposto al mio ciao, inizia a parlarmi nel corridoio della scuola e non mi molla più per almeno mezz'ora.
altre due mamme, con cui mi lega frequentazione e affetto, si accorgono del miracolo e come sospese, nel modo più morbido possibile, si uniscono a noi.
lei sembra un fiume in piena. mi racconta, e poi ci racconta, la sua storia di madre, le difficoltà, i piccoli successi. racconta cose pesantissime dei suoi compiti di accudimento, due dei quattro figli hanno bisogno di sostegno e di terapia, come se fosse tutto normale. senza lamentarsi.
forse il mio paragone sembrerà offensivo invece lo faccio con estrema ammirazione: mi dà la stessa sensazione che ho provato quando ho visto partorire una gatta, senza un lamento.
rimango sospesa per tutto il tempo che posso concederle prima di scappare, anche qualche minuto in più.
cerco di intervenire il meno possibile. ascolto. guardo dritto negli occhi. sorrido. non voglio rompere l'incantesimo.
mi sento onorata.
e mi commuove il fatto che lei si sforzi di parlare più possibile in italiano, creando un connubio di congiuntivi approssimativi e parole romane usate in una buffa e inesistente versione italiana. forse percepisce le tre donne che ha di fronte come più istruite di lei e desidera essere all'altezza della situazione. non sa che ci ha fatto un regalo.
scappo via di corsa e per farmi perdonare ho l'idea di presentarmi. le dico il mio nome e le porgo la mano.
lei mi guarda qualche istante di troppo, titubante, poi mi dà la sua mano.
non stringe, ma la sento ruvida e screpolata, con la pelle del palmo più spessa di quella che mi capita di sentire di solito in una donna.
vado via felice.
spero anche lei provi una bella sensazione.
chissà cosa avrà pensato della mia mano?

martedì 22 novembre 2011

in-sofferenza



è ormai più di un mese che tribolo e mi arrovello.
speravo che alla fine, come spesso mi capita, la verità venisse fuori tutta insieme, all'improvviso, chiarissima come se fosse stata sempre lì.
e invece no.
forse perchè è una faccenda che nella mia testa assume una certa complessità, forse perchè ha a che fare con aspettative deluse, forse perchè scrivere qui, anche in assenza di lettori, mi carica di responsabilità...
ecco, questo potrebbe essere un buon punto da cui partire per affrontare almeno uno degli aspetti della questione.
non ho mai avuto paura di dire quello che penso. anche troppo. anche in questioni non richieste. anche in situazioni in cui pensare due o tre secondi prima di parlare, sarebbe stato un bene per tutti. con gli anni sto migliorando molto. è stata una gran fatica ma è uno dei vantaggi di invecchiare. almeno per me.
tornando al punto. non ho mai avuto paura di dire quello che penso, ma quando scrivo sul mio sconosciuto e trascurabile blog, aperto per esperimento professionale, ci penso molto prima di esprimermi.
anche su facebook o twitter o gli altri luoghi del web in cui mi muovo, difficilmente mi metto a pontificare. persino nei commenti ai blog che seguo, alcuni dei quali con affetto e gratitudine, sono davvero molte di più le volte che decido di non intervenire che quelle in cui lascio un commento.
forse per questo, o forse non so, mi dà sempre più fastidio questa abitudine così diffusa nella rete che le persone hanno di parlare a sproposito.
chiunque è esperto. chiunque ne sa qualcosa. poi dice inestimabili minchiate, ma l'urgenza di dirle comanda su tutto. come se non intervenendo non si avesse diritto al riconoscimento di esistenza.
è una insofferenza iniziata da tempo, che ha avuto il culmine e purtroppo anche l'evidenza delle proprie ragioni dopo il 15 ottobre.
ho letto tali stupidaggini provenire da ogni dove, che ne sono rimasta disorientata e smarrita.
ho annullato la mia partecipazione attiva ad alcune iniziative che mi erano sembrate interessanti nella rete e ho scelto il silenzio. non perchè non abbia miei ragionamenti in merito o non senta la necessità di un confronto. ma per senso del pudore. per decenza, direi, in luoghi dove, con più o meno stile a seconda del target di utenza, veniva detto tutto e il contrario di tutto, possibilmente con scarso uso della razionalità.
ora, al netto del fatto che il mio silenzio non addolorerà di certo nessuno e tutti continueranno a dormire la notte, continuo a riflettere sul perchè la situazione di cui sopra mi dia così irrimediabilmente sui nervi.
vorrei essere superiore, ma non riesco.
soprattutto quando le sciocchezze gratuite provengono da persone che su altri argomenti avevo considerato stimabili.
ecco.
per una che avrebbe scelto il silenzio non mi sono certo fatta mancare le parole.

lunedì 14 novembre 2011

speranza







sono in un momento di conflitto.
conflitto interiore e per quanto riguarda il mio rapporto con il web. spero di sbloccarmi e riuscire a scriverne presto.
però rompo il silenzio che mi sono imposta per dire che questo fine settimana sono stata felice.
se avessi potuto, non avrei lanciato monetine ma un bicchiere qualsiasi di bollicine lo avrei alzato per brindare.
finalmente è finita.
lo so, non c'è niente da festeggiare.
lo so, ci metteranno le mani in tasca.
lo so, sarà durissima.
lo so, lo so, lo so.
però possiamo ricominciare a sperare.
perchè questi anni ci avevano rubato la voglia di sperare.
e cosa significa la vita se non si può sperare in un futuro migliore?

p.s.
invece non ero a roma, ma in una località di mare del basso lazio.
non avevo internet, non avevo radio popolare, avevo solo la televisione. ma io in televisione guardo solo paint your life e i cartoni animati per fare compagnia a mia figlia, non la considero una fonte di informazione.
così vagavo per le strade cercando punti in cui il mio telefono si connettesse alla rete per andare almeno su twitter e capire nel modo più veloce possibile che cosa stava accadendo.
è stata una tortura! però a suo modo istruttiva.